ArnesiDaSuono 8 – Ukulele: la pulce saltellante hawaiana

di Marta Cutugno

L’ukulele o “uke” è uno strumento hawaiano che deriva dal cordofono portoghese cavaquinho, detto anche braguinha (della regione di Braga) o machete. Appartenente alla famiglia delle chitarre, si diffuse alle Hawaii grazie ai migranti, liutai portoghesi – Augusto Dias, Jose do Espirito Santo e Manuel Nunes – che alla fine del diciannovesimo secolo, raggiunsero quelle isole del Pacifico, insieme a migliaia di altri portoghesi, per lavorare nei campi di canna da zucchero. Ukulele, in lingua hawaiana, si traduce con “pulce che salta“, chiaramente riferito alla tecnica esecutiva, alle piccole dimensioni e al rapido smorzamento che segue l’attacco.

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La sua struttura è quella di una chitarra con corpo e manico molto ridotti: rispetto alle misure – lunghezza della tastiera e dimensioni – distinguiamo cinque tipi di ukulele: (dal più piccolo al più grande) sopranino, soprano, concerto, tenore e baritono; il più diffuso e usato resta comunque l’ukulele soprano. Le corde sono quattro e sono singole (raramente doppie o triple). Strumento estremamente popolare, giunge negli Stati Uniti nel corso del ventesimo secolo per poi diffondersi in tutto il mondo: grazie alle sue particolari sonorità, è stato ed è ancora oggi impiegato anche nella musica rock e pop. L’ukulele riscuote strepitoso successo dal secondo dopoguerra in poi: dopo una fase di declino partita negli anni ’70, torna in auge agli inizi del 2000, grazie anche al contributo di virtuosi che si dedicano abilmente a questo strumento che risulta agevole da trasportare, poco costoso e più semplice da suonare rispetto ad una chitarra.

Nel video che segue, Jake Shimabukuro: uno dei più grandi virtuosi, il primo ukulelista a firmare un contratto con una delle più importanti case discografiche, la Sony Music Japan.