Daniela Schillaci: perdutamente Violetta in “La traviata” al Bellini di Catania

di Marta Cutugno

Catania. Al Teatro Massimo Bellini fino al 23 marzo, il capolavoro verdiano – l’ultimo della trilogia popolare – stringe sulle scene in splendida veste tre personalità femminili in una sola. Marie Duplessische aleggia tra le righe de La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio – romanzo prima (1848), testo teatrale poi (1852) – muta in Violetta Valéry nel libretto di Francesco Maria Piave ed evoca, nella messa in scena catanese su allestimento della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, le atmosfere della Belle Époque isolana nella villa palermitana della “Regina di Sicilia” Franca Florio, che D’Annunzio appellò “L’Unica”.

La produzione che porta la firma dell’argentino Mario Pontiggia, artefice di una regia amante del minimo dettaglio, vuole essere omaggio al fascino estremo di donna Franca, all’epoca dei Basile, allo stile Liberty di Ettore De Maria Bergler, agli arredi di Vittorio Ducrot. L’ouverture che dal podio il M° Jordi Bernàcer restituisce asciutta, sentita ma priva di forzate smielature, squarcia opportunamente il sipario chiuso ed introduce in casa della protagonista, che da donna di facili costumi si tramuterà in celeste eroina. Eleganza e classe dell’impianto scenico caratterizzano l’impatto visivo al primo sguardo. La scenografia – curata da Francesco Zito ed Antonella Conte, – è superba: il giardino d’inverno, dall’imponente vetrata sostenuta da volute in ferro battuto, nasconde in trasparenza il verde esterno i cui schizzi assicurano un senso di grande profondità. Tra lampioni e balaustre, gli ospiti raggiungono il ricco buffet allestito al centro della scena: nei costumi di Francesco Zito (assistente costumista Chicca Ruocco) – che il pubblico ha potuto ammirare da vicino, indosso agli artisti del coro, durante i due intervalli – un tripudio di pizzi, tulle preziosi e ricamati, e trasparenze che dai colori tenui approderanno anche all’audace e fascinoso noir. Nel secondo atto, le forme morbide dei divani ed un caminetto ornano la sala da pranzo del rifugio d’amore, poi drappi vellutati nel colore della passione avvolgeranno la massa artistica nel palazzo di Flora mentre il finale vuole, al centro della scena, il letto di morte i cui decori, sulla testiera semicircolare, richiamano immagini di argentee farfalle.

In un teatro gremito che ha già registrato sold out anche per le prossime recite, il M° Jordi Bernàcer – già assistente di Lorin Maazele da tre anni resident conductor alla San Francisco Opera – ha ben guidato l’ottima Orchestra del Teatro Bellini segnando una parabola incisiva in crescendo, senza perdersi in eccessi, sempre incollato al palcoscenico ed al servizio espressivo e dinamico delle voci. Il Coro del Teatro Bellini diretto dal M° Gea Garatti Ansini regala una performance solida, eccellente sia da un punto di vista vocale che scenico: dal Brindisi de “Libiamo ne’ lieti calici” al canto dei Mattatori e delle Zingarelle dagli scroscianti ventagli, la compagine si è mossa con rigore ed assoluta partecipazione.

Celebra i primi vent’anni di carriera ed è perdutamente Violetta: da cortigiana a donna innamorata, ad angiol consolator pronta al sacrifizioDaniela Schillaci domina registri e palcoscenico con nobile traporto e divina vocalità, sonoramente ampia, sensibilmente espressiva, mirando dritto al cuore degli spettatori che, folgorati da cotanta eleganza, non si risparmiano in consensi ed applausi. Javier Palacios, tenore spagnolo come Alfredo Germont, lascia intravedere finezze estreme ma vocalmente non assicura continuità e concentra maggiormente le sue forze nelle Arie, che, comunque, costituiscono momenti di alto valore e di intensità interpretativa.


Convincono la passionalità accesa e la musicalità, il temperamento di Sabrina Messina nel ruolo di Flora. Straordinario il Germont padre di Piero Terranova: meraviglioso il timbro, il canto misurato dal perfetto controllo in ogni singola proiezione del personaggio volta ad esaltarne il carattere signorile, fermo e profondamente umano. Ottimo Riccardo Palazzo nel ruolo di Gastone così anche la Anninainterpretata da Carmen Maggiore. Completano il cast Angelo Nardinocchi (Barone Douphol), Gianluca Tumino (Marchese d’Obigny), Dante Roberto Muro (Dottor Grenvil ), Filippo Micale (Giuseppe), Salvatore Di Salvo (Domestico di Flora e Commissionario).

Le immagini : Giacomo Orlando Fotografo

da Verdi – Lettere, 1835-1900. Oscar Classici Mondadori pag 233