Filarmonica Laudamo: la sublimità concreta di Alexander Lonquich

di Marta Cutugno

Messina. Un teatro colmo di spettatori ed una forte e sentita partecipazione ha salutato il primo appuntamento nel cartellone della stagione concertistica 2018/2019 della Filarmonica Laudamo. La storica Associazione Concertistica messinese vanta il primato di essere la più antica in tutto il panorama siciliano e tra due anni  festeggerà il suo centenario. Domenica 22 ottobre, sul palcoscenico del Teatro Palacultura Antonello, un pianoforte solo e tanta attesa per il concerto del pianista tedesco Alexander Lonquich, artista di fama internazionale.
In programma, due capolavori assoluti della storia della musica pianistica, plasmati tra le dita di Lonquich con quel morbido rigore e quella lucida espressività che le sue interpretazioni lasciano trasparire. Nella prima parte del concerto, l’esecuzione delle Variazioni su un Valzer di Diabelli op.120. Con la stesura delle trentatré variazioni, avvenuta presumibilmente tra il 1819 e il 1823, il compositore di Bonn anticipò clamorosamente quella che l’anno dopo sarebbe stata una curiosa idea partorita dall’estro dell’editore Diabelli. L’anno a venire, infatti, Diabelli chiese a diversi compositori residenti nell’impero asburgico di elaborare una variazione per pianoforte su un suo valzer. La raccolta che ne seguì prese il nome di Società Nazionale degli Artisti e andò alle stampe nel 1824, con la proposta di cinquanta lavori pianistici di autori vari, tra questi anche i più conosciuti Schubert, Moscheles, Czerny, Hummel. Nelle Variazioni, Ludwig van Beethoven lascia che il suo linguaggio venga trasfigurato da incursioni stilistiche arcaiche e barocche e dalle più solide costruzioni come le invenzioni a più voci e le doppie fughe. Con lo sguardo al passato che caratterizzò l’ultimo Beethoven, nell’op.120 si concretizza un ritorno terso alla musica di Bach ed Händel. Nella successione dei diversi ritmi e delle velocità, il pianismo di Lonquich è attraversato da un culto essenziale per il suono puro, per le sue espressioni e le dinamiche: esempi lampanti sono la ventesima delle 33, la variazione tanto cara a Gabriele D’Annunzio e che Liszt definì “La Sfinge”, in cui l’impercettibile nastro di scarto tra i piano ed i pianissimo si impone in una veste surreale e trasparente, e la variazione trentatré in Tempo di Minuetto, da Geiringer definita “un epilogo in cielo”.


Nella seconda parte del concerto, anche l’esecuzione della Sonata n. 23 in si bem. magg. D.960 che Schubert completò nello stesso anno della morte. L’ultima grande sonata di Franz, considerata la massima composizione per pianoforte del viennese, è parte della triade che include anche le sonate D.958 e D.959. Una settimana esatta dopo averne completato la stesura, ed un mese prima della sua dipartita, così Schubert scriveva a Probst, l’editore: “Ho composto, tra l’altro, tre Sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le Sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere”. Nei quattro movimenti (Molto moderato; Andantino sostenuto; Scherzo : Allegro vivace. Trio; Allegro ma non troppo)Alexander Lonquich si è reso portavoce di quel fraseggio schubertiano con gusto nobile e prorompente limpidezza. Estremo e brillante è l’equilibrio raggiunto tra sognanti e rarefatte atmosfere e gli improvvisi moti dell’animo che investono le frasi, i temi, le armonie ed ogni manifestazione timbrica di questo capolavoro strumentale. L’esecuzione sentitamente composta del solista tedesco comprende quella magnifica tavolozza di colori che naviga per la sala incantando letteralmente il pubblico. Fuori da ogni dubbio e da qualsivoglia dato meramente tecnico che potrebbe andare dalla perfetta tenuta dei due tempi concertistici alla meticolosa cura del particolare intepretativo, Lonquich incarna spirito e carisma da gigante in grado di lasciar correre alla maniera chiara e fluida dei più grandi, un’eleganza potente e concreta.

Prossimo appuntamento nel cartellone della Filarmonica Laudamo è il concerto di Fabien Thouand, primo oboe dell’Orchestra del Teatro alla Scala insieme ad Andrea Rebaudengo, pianista di fama nazionale con musiche di Schumann, Saint Saëns e Kalliwoda.

Foto di Nanda Vizzini