Maria Callas – un ritratto della Divina e le lettere d’amore

di Marta Cutugno

Oggi come quarant’anni fa, la più grande diva dell’opera lirica lasciava questo mondo terreno e si spegneva, a cinquantatré anni, per arresto cardiocircolatorio, nella sua casa di Parigi (16 settembre 1977). Divina, immortale, determinata, in Maria Callas le grandi doti vocali, dono di madre natura, e la ferma tenacia fecero di lei un diamante. Una voce unica la sua, corposa nei bassi da mezzosoprano che arrivavano al lagrave fino ai più sottili sopracuti da soprano di coloratura, i legati morbidi, i virtuosismi rapidi e cristallini, un perfetto fraseggio ed eccellenti capacità sceniche, un’interpretazione sentita, profondissima, immedesimata. Dall’infelice Violetta alla perfida Lady Macbeth, alla gelosa e passionale Tosca, Maria ha vissuto e fatto rivivere le emozioni in canto di più di quaranta differenti donne d’opera, un campionario nutrito di personalità diverse e tutte restituite nella più totale introspezione psicologica, in ogni piccolo gesto o furtivo sguardo. Durante le prove de “La forza del destino” a Trieste, nel 1948, così scrive: “Oggi alla prova sono stati tutti contenti! Buson mi ha detto molto complimenti e Franci mi ha fatto molto molto complimenti anche. Dice che nessuna qua in Italia, canta Verdi come me”. Il pubblico la amò dal primo istante e questo non placò mai la sua indole perfezionista e l’ambizione, la necessità di dover fare e dare sempre di più, sempre meglio. “Il pubblico mi applaudisce ma io so dentro di me che potrei aver fatto tanto di più” (18 novembre 1948). “Il pubblico gridava “sola Aida” finché dopo oltre 10 chiamate sono dovuta uscire sola (alla rabbia degli altri). L’unica mia soddisfazione” (5 giugno 1950). Nella sua carriera, non mancarono i fischi e le acerbe critiche ma essere contestata non la demotivò mai, al contrario era in grado di reagire con spirito e trovare nuovi stimoli per andare avanti. Ricordando la Tosca al Covent Garden nel gennaio 1964, Zeffirelliracconta: La sera della prima “stavamo dietro una quinta, con lei che mi stringeva forte la mano, affondandomi per la tensione le unghie nella carne, e con l’altra continuava a farsi il segno della croce alla maniera ortodossa; dovetti quasi spingerla sulla scena. Di colpo la sentii pervasa dalla stessa esplosione di energie che mi aveva sempre stupito, la sicurezza, la serenità dei grandi artisti”.

Semplicemente Maria
Maria Cecilia Sophia Kalos – contrazione di Kalogeropoulos – era nata a New York nel 1923. Il padre e la madre si erano trasferiti in America pochi mesi prima della sua nascita insieme alla primogenita Jackie. Nel 1937, quando aveva già quattordici anni, i genitori si separarono e sua madre decise di rientrare ad Atene con le due figlie. Maria fu ammessa al Conservatorio di Atene e si diplomò in canto, pianoforte e lingue, seguita dal soprano italiano Maria Trivella. Sotto la guida di Elvira de Hidalgo, dal 1939 al’44, Maria ricoprì ruoli d’opera, si esibì in numerosi concerti e si affermò come cantante. Alla fine del secondo conflitto mondiale fu accusata di collaborazionismo col nemico e bandita da tutti i teatri greci. Tornò in America a vivere col padre, nella speranza di fare carriera. Firmò un contratto con l’impresario Bagarozy al quale, in seguito, Meneghini dovette sganciare un’ingente somma cedendo ad un becero ricatto. Nei due anni successivi la Callas non ricevette alcuna proposta fin quando, tramite il basso italiano Lemeni, conobbe Giovanni Zenatello, direttore artistico dell’Arena di Verona, che la scritturò per la “Gioconda”. Maria giunse in Italia il 29 giugno 1947. La sera del 30 incontrò Battista Meneghiniche ne fu subito colpito e che nei giorni precedenti al debutto, avvenuto il 2 agosto, le fece una corte spietata. Si affezionarono, si innamorarono ed iniziarono una relazione.

Le lettere d’amore a Meneghini

Il 12 dicembre 2007, a Milano, la casa inglese Sotheby’s ha messo all’asta una grande quantità di oggetti, abiti e cimeli appartenuti alla Callas. Le lettere d’amore che Maria inviò a Meneghini sono circa settanta e sono in possesso di un appassionato d’opera, Ilario Tamassia, che le ha acquistate insieme ad una cospicua serie di affetti personali della Divina.

Quando era lontana dal marito per lavoro, Maria diventava grafomane. Come ripete spesso nelle sue missive, scusandosi alle volte per l’assiduità, le parole su carta erano un modo per accorciare le distanze e sentire Battista più vicino, Battista e non Meneghini: “la tua lettera era bellissima, tanto cara, ma volevo un poco di Battista e Maria dentro, non Meneghini verso la Callas” (30 ottobre 1947).
Da luoghi lontani, la cantante rimarca con frequenza la necessità di “tornare al suo posto”, espressione ricorrente. Le sue parole lasciano trasparire tenerezza, attaccamento e sincero amore per il marito che chiama affettuosamente Titta.

Tu sai quanto siamo legati e tutto che succede buono e onesto corriamo subito a dirlo prima l’uno all’altro. Vedi, è la cosa più bella e più grande, ma è anche la tortura più grande quando si e separati” […] “Non vedo l’ora di averti vicino, di essere coccolata e di prendere il mio posto. A rivederci e stai attento a te stesso e alla tua salute”. (11 novembre 1948 Roma).
“Questa è la chiave del nostro grande amore. Prima la grande comprensione e tante tante cose che ci legano, che tu sai, ma sopratutto questa continua offerta l’uno verso a l’altro. La assoluta mancanza di egoismo. Questo è il nostro segreto d’amore. Segreto perché nessuno immagina quanto questo vuole dire nel amore”. (19 giugno 1949)
“Poi, Battista, la mia lontananza da te mi pesa enormemente. E neanche per la solita ragione che si darebbe e cioè sul bisogno fisico del mio uomo. È tutto il complesso che mi manca. Non so stare senza di te. Qualunque cosa succede, anche una indisposizione e altre stupidaggini mi fanno sentire ancora di più il bisogno del nostro affetto; le tante affinità che ci legano e che oramai è una cosa sola diventata come noi, essendo una cosa sola, si può spezzarlo in mezzo? No, quindi si soffre al massimo e se non c’e rimedio si finisce male. Siamo, troppo, stati separati. Prima di sposarci, bramavo sta nostra unione perché sapevo, è vero, sentivo che saresti il mio ideale. Adesso che so per esperienza la gioia e l’orgoglio di essere tua compagna sento maggiormente il nostro distacco e la rinuncia della tua adorata presenza”. (25 maggio 1950)
“Amore nom so come resistere senza di te più, ho tanta voglia di te e la mia casetta,
Come ci amiamo noi, nessuno al mondo si è amato”.(12-17 sett 1949)
“Ti adoro e non desidero altro che stare al tuo fianco e dividere tutto con te. Buono brutto qualunque cosa. Ma insieme!” (2 giugno 1950)

Un grande legame di affetto e stima ha legato la Callas al direttore Serafin e alla moglie. Prima delle lunghe tournée all’estero, Maria aveva avuto modo di preparare diverse opere insieme al Maestro potendo contare anche sui consigli e l’incoraggiamento della moglie, anche lei soprano. Così scrive al marito: “Veramente mi commuove il loro attaccamento e fede. C’e veramente da essere grati! Dobbiamo tutto è vero?”(24 giugno 1949)

Il desiderio di maternità 
Poi c’e una confessione. Ho un grande desiderio di avere un bambino nostro…” (6 giugno 1950).
La Callas sognava di diventare mamma. “Ti communico: niente bambino!! Sono stata regolarmente seccata il 18. Assieme ad un mal di capo degno per nostri nemici soltanto! Anche lì pazienza!!!” Scrive il 20 dicembre del 1949. Nel 1957 i coniugi Meneghini appresero di una menopausa precoce e di una malformazione all’utero che riduceva ai minimi termini la possibilità che potesse restare incinta. In seguito, alcune biografie riportano, dopo la separazione, la notizia di una gravidanza  – non andata a buon fine per parto prematuro? per aborto? – ma Meneghini riferì delle sue molte perplessità considerando improbabile che, in età non proprio giovane e alla luce di tutte le problematiche fisiologiche, la Callas abbia potuto realmente avere un figlio.

Maria e la madre
Il rapporto con la madre fu sempre conflittuale e mai risolto, sin dai tempi della giovinezza. Prima di avere Maria, la donna aveva vissuto il dolore per la perdita di un figlio morto a due anni e questo l’aveva sempre influenzata. Se da un alto, erano note alcune dure esternazioni che lasciavano basito persino Meneghini – il quale invitava spesso la moglie alla riconciliazione – nelle lettere scritte durante la tournée in America, Maria dimostra attaccamento e pensieri affettuosi nei riguardi della madre. Quest’ultima avrebbe desiderato andare a vivere a Verona in casa Meneghini ma la Callas, dispiaciuta, si oppose. “ Lei vuole venire con me. Battista che il Dio mi perdoni ma per il momento voglio stare sola con te nella mia casa, capisci. Per nessuna ragione comprometto la mia felicità […] Però come fai a spiegarlo alla tua persona adorata?” […] “Poi la mia mamma non mi scrive quindi non so come sta e non la vedo arrivare neanche. Papà dice che sta meglio ma chi sa”. “La mamma mia non scrive […] Spero che non stia male. Devo sempre avere delle preoccupazioni”.

Il matrimonio con Titta
Quando Maria imponeva un suo pensiero con voce calma, senza alterarsi, niente e nessuno avrebbe potuto distoglierla da quella decisione. Meneghini lo fece presente spesso. Dal canto suo, il ricco veronese aveva stravolto tutto per lei, era un imprenditore affermato che nel 1947 gestiva 12 stabilimenti di laterizi, il primo di undici fratelli che, alla morte del padre, aveva curato come suoi figli. Quando i familiari compresero che la relazione con la Callas non fosse un’avventura, una storiella di passaggio, iniziarono a dimostrare sospetto ed astio, fecero di tutto per impedirne le nozze fino addirittura a convincere la Curia a non cedere i documenti necessari ma, nonostante i molti ostacoli, il 21 aprile del 1949, il giorno prima della partenza della cantante per la tournée in Argentina, Maria e Battista si sposarono, alla presenza di soli due testimoni, nella vecchia sacrestia-deposito della chiesa di San Tommaso, tra sedie accatastate e vecchi stendardi impolverati. Dopo poco più di un anno dal matrimonio, Maria disse al marito che non sarebbe più partita senza di lui, né per cantare né per qualsiasi altro motivo. E Meneghini la accontentò: mise fine a tutte le guerre legali – negli ultimi anni, avevano arricchito avvocati, periti e notai – e fece sapere ai parenti di tenersi tutto e che, da quel momento in avanti, si sarebbe occupato solo di Maria. Titta divenne ufficialmente il suo agente e i due, dal 1951 al 1959, furono inseparabili. Maria Callas, dunque, non ebbe più motivo di mantenere corrispondenza con il marito col quale, adesso, poteva condividere tutti i giorni ma non rinunciò, comunque, a sorprenderlo con piccoli messaggi e bigliettini sulla scrivania, sul comodino, sul tavolo, in ogni angolo della casa. “Con tutto il cuore. Tutto l’amore e tutta la mia dedizione al marito più caro al mondo!!! Dalla moglie più pazza! Maria tua”. A dicembre 1951, la Callas inaugurò la stagione lirica del Teatro alla Scala di MilanoIntervista Callas – La Scala. In breve divenne la “Regina della Scala” ed impose la presenza di Luchino Visconti come regista: la coppia Visconti-Callas infiammò le cronache rosa ma il marito Meneghini ha sempre sostenuto l’infondatezza di tali allusioni e che Visconti fosse legato a entrambi da profonda amicizia e stima. Non mancarono difficoltà, invidie, screzi, critiche: Maria era capricciosa, scrupolosa ma estremamente seria sul lavoro e con la stessa dedizione investita pretendeva serietà, prima di tutto da se stessa . La vita dei due coniugi proseguì serenamente, tra impegni in teatro e piccoli spazi di pace e condivisione lontano da tutto e tutti. L’anno 1959 arrivò presto e la bufera Onassis con lui.

La bufera Onassis
L’armatore greco l’aveva incontrata la prima volta nel ‘57 ad una festa organizzata da Elsa Maxwell ed una seconda volta a Parigi, nel dicembre del ‘58, per il concerto di beneficenza, un grande evento organizzato da Meneghini in favore della Légion d’Honneur. Agli inizi del ‘59 si incontrarono ad una festa in onore della Callas organizzata dalla contessa Wally Toscanini Castelbarco. In quella occasione Onassis li invitò sul Christina per una crociera e rinnovò l’invito per telefono in maggio, insistendo talmente tanto che alla fine i coniugi Meneghini dovettero accettare. Nonostante non si sentissero pienamente a proprio agio nella compagnia presente sullo yacht – tutte personalità importanti tra cui i Churchill e Gianni e Mariella Agnelli – la crociera si svolse più o meno in tranquillità fino al 6 agosto. In quella data, un episodio, in particolare, destabilizzò Maria: durante una sosta, il patriarca di Costantinopoli, Atenagora I avvicinò la Callas e Onassis, gli parlò in greco e li benedisse. Maria interpretò quel gesto come un segno del destino. Da lì la disfatta, l’allontanamento repentino dal marito, il ritorno a casa, la separazione ed il trasferimento sul Christina con Onassis. Nei giorni successivi allo sbarco dallo yacht, un disorientato Meneghini appuntò su un diario: “A un certo punto (Maria) mi ha detto a bruciapelo: “Cosa faresti se io non volessi più stare con te?” Il matrimonio con Titta finì così, senza preavviso, dopo 12 anni insieme di cui 10 di nozze. Ma la storia con Onassis fu davvero la svolta felice per la Divina? Il declino vocale era iniziato già a partire dal ‘58 a causa del forte dimagrimento fisico e del peso di un ventennio di intensa attività lirica che causarono la graduale perdita di omogeneità e purezza di suono. A questo si aggiunsero i nove anni di alti e bassi insieme ad Onassis, uno stile di vita nocivo alla sua professione, sofferenze e frustrazioni intime, umiliazioni private e pubbliche fino all’ultima, straziante, quando apprese dai giornali dell’imminente matrimonio tra l’armatore greco e Jackie Kennedy. Era l’ottobre del 1968.

Il crollo
Per Maria il crollo fu totale e definitivo. Perse via via la voglia di vivere, nonostante alcuni sporadici e sfortunati tentativi di riacquistare serenità. Si innamorò di Pier Paolo Pasolini, insieme lavorarono al film Medea del 1969. Con il regista, notoriamente omosessuale, instaurò una profonda e sincera amicizia durata fino alla morte dello scrittore. Doppia intervista Callas Pasolini. Nel 1973 fu investita da interminabili e pesanti critiche per la regia – a quattro mani insieme al tenore Di Stefano – de “I vespri siciliani”, andati in scena per l’inaugurazione del nuovo Teatro Regio di TorinoIntervista Callas su Vespri. Da ottobre 1973 a novembre 1974, Maria partì in tournée insieme a Giuseppe Di Stefano, prima in Europa e America, poi in Estremo Oriente. Nonostante le molte difficoltà – in quel periodo, infatti, il tenore era afflitto dalla grave malattia di una figlia ed ancora sposato, anche se formalmente – i due artisti vissero una storia d’amore che terminò al rientro dalla loro lunga tournée a causa dell’eccessiva gelosia della cantante.

Gli ultimi anni
I due anni, dalla fine della relazione con Di Stefano alla morte, furono caratterizzati dalla solitudine estrema, le poche visite ricevute furono quelle di Zeffirelli, Domingo, Montserrat Caballè, Victoria de Los Angeles, Sylvia Sass. Alcuni mesi prima di morire aveva scritto ad un parente lontano: “non un figlio, non una famiglia, non un amico”. Ma dal nipote Pietro Cazzarolli, figlio di Pia Meneghini, sappiamo che lo zio Battista e la Callas, a giugno del 1977, erano vicini alla riconciliazione. Evidentemente, non ne ebbero il tempo perché tre mesi dopo, la Divina moriva sola nella sua casa di Parigi. Molti gli interrogativi sulle circostanze della morte ed inquietanti, invece, quelle legate agli estremi riti. Maria venne cremata come aveva espresso, si dice, in un testamento mai reso pubblico. Le sue ceneri vennero trafugate, successivamente ritrovate – ma erano realmente quelle della Callas? – e, nel 1980, sparse nell’Egeo. Si racconta che, quando la persona incaricata rovesciò in mare il contenitore che custodiva le ceneri, un colpo di vento ne deviò il percorso e le disperse nell’aria raggiungendo i presenti. Video La storia siamo noi, Rai.

Non una tomba su cui piangerla. Resta la voce unica, le preziose registrazioni, la memoria immortale.

Fonti:

Maria Callas. Lettere d’amore, di Renzo Allegri, Mondadori – Maria Callas, di Ettore Napoli – Le Stelle della Lirica, Enrico Stinchelli, Gremese Editore.

Immagine in evidenza: particolare della copertina del libro di Renzo Allegri.